Il breve dialogo ad incipit dell’articolo è la sintesi di una conversazione che ho realmente avuto con una persona. Io sono A, l’altro è B. Da lì, le considerazioni che seguono.
« A – Se ho una persona davanti a me, non ho bisogno di credere che ci sia. So che c’è. La vedo, la sento, interagisco con lei. Come dire: se ho una sedia ove mi siedo ogni volta che scrivo, non credo di avere una sedia, io so di avere una sedia. Se qualcuno per la strada mi chiede se il sindaco della mia città è nel suo studio in quel momento ed io non so nulla delle sue abitudini, men che meno sono un membro del suo staff, non avendo nessuna certezza, posso solo rispondere ‘credo di sì o credo di no’. Credo quando non ho certezza che una cosa ci sia o ci sia stata o ci sarà.
Credo che la prossima estate troverò un orologio sotto la sabbia…
Credere significa non avere ancora. La fede nasce dalla mancanza: si crede in ciò che non si possiede, in ciò che non è ancora visibile o pienamente realizzato.
Se possiedo qualcosa, non ho più bisogno di crederci: so di averla.
La conoscenza è possesso, la fede è attesa.
Dove c’è fede, c’è assenza.
Credo perché ancora non ho, ma certo nel mio credere si annida una tensione verso l’avere, verso il compimento.
B – Ma come puoi esserne certo? Anche quello di cui sei certo potrebbe non esserci davvero. Potrebbe essere solo una proiezione. Tutto potrebbe esserlo.
A – Dunque anche tu?
B – Sì, anche io. Questa conversazione stessa potrebbe essere una proiezione di qualcosa…
A – Se tutto ciò che percepiamo fosse una proiezione, bisognerebbe comunque ammettere che qualcuno la sta proiettando come dici anche tu. Quindi già si ammetterebbe l’esistenza di qualcosa al di fuori della nostra dimensione. E questo tanto per cominciare cozza con le teorie che vogliono che tutto sia frutto del caso. Il proiettatore avrebbe una sua intenzione, folle o saggia che sia… Detto ciò andiamo alle cose proiettate, noi come una proporzione come dici tu. Anche se fosse tutto una proiezione essa ha una realtà funzionale. Le proiezioni agiscono, reagiscono, producono effetti. E questi effetti non sono neutrali: hanno conseguenze, si concatenano, costruiscono catene causali, relazioni, trasformazioni.
Se tutto fosse solo una proiezione priva di scopo, perché questa proiezione dovrebbe o consentirebbe di generare effetti dolorosi, profondi, imprevedibili? Perché fare la fatica di creare un ‘mondo proiettato’ ma in cui si creano fatti ed eventi che sfuggono al controllo stesso della fonte che li ha generati?
A meno che essa non sia una proiezione totale e autosufficiente in grado di poter controllare tutto, come un sogno lucido. Ma nella nostra esperienza ciò non accade. Vediamo che gli effetti si moltiplicano, sfuggono, sorprendono, trasformano il soggetto stesso. Dunque:
o la proiezione deve includere anche tutti gli effetti, cioè anticipare e determinare ogni sviluppo, oppure gli effetti nascono liberamente da ciò che è proiettato e allora non sono più pura proiezione, ma espressione di una ‘collaborazione’ tra la proiezione ed i suoi proiettati che hanno quindi una libertà reale che appartiene ad essi come elementi stessi del mondo. Che sia proiettato o meno.
In sostanza la libertà è degli elementi non della proiezione oppure è di entrambi. Così la tesi della pura illusione si incrina, infatti:
– Se tutto è previsto e non c’è libertà, né coscienza individuale come spiegare gli eventi così imprevedibili e che danno luogo ad infiniti possibili sviluppi degli eventi stessi?.
– Se invece qualcosa sfugge alla proiezione, allora c’è realtà, c’è autonomia, c’è individualità. E non c’è solo un proiettatore auto sufficiente ed auto riferito che genera la sua illusione.
E così, anche nella ‘prospettiva della proiezione’, non possiamo cadere a trappola di credere di essere il gioco di un manovratore. La nostra libertà e la prova che non è così. Noi abbiamo una esperienza di questa realtà e nella nostra esistenza, l’altro acquista consistenza, l’esperienza acquista senso, la realtà esce dal sogno e, potremmo dire, chiede di essere incontrata.
Tu non puoi contemporaneamente essere un mio dubbio che tu stesso esista e lo strumento grazie al quale ho la prova che così non è.
Se io fossi solo una proiezione del proiettatore perché dovrei farmi certe domande? Se me le faccio vuol dire che un eventuale manovratore vuole lasciarmi libera di scoprire, di elaborare, di creare
B – Ma se fosse tutto illusione ben costruita?


