LE ILLUSIONI DELLA DEMOCRAZIA 

LE ILLUSIONI DELLA DEMOCRAZIA 

«Tutti avranno certo sentito quel che certa gente va strombazzando nel mondo, e cioè che la democrazia deve diffondersi in tutto il mondo civile. La democratizzazione dell’umanità porterà la salvezza; occorre sfasciare tutto affinché la democrazia si diffonda nel mondo. Se la gente continua a vivere con i concetti che ha, gli unici che si permette di avere, movendo cioè solo dal concetto di democrazia, ne ha appunto qualcosa di paragonabile a quel concetto di uomo che spesso ricordo: un essere con due gambe e senza piume, vale a dire un gallo spennato. 
Quanto poco si conosce dell’uomo mostrando un gallo spennato, altrettanto poco si sa della democrazia limitandosi a glorificarla. Si prendono cioè i concetti per delle realtà. 

Così è allora possibile che l’illusione si metta al posto della realtà quando si tratta della vita umana, quando si assopiscono gli uomini con soli concetti. 
Essi credono allora che i loro sforzi tendono a che ognuno possa manifestare la sua volontà nell’ambito delle diverse strutture democratiche, e non notano che quelle strutture sono tali che sempre un paio di persone ne tirano i fili mentre gli altri vengono guidati. Poiché però viene sempre ripetuto che si è nella democrazia, non ci si accorge di essere guidati dai pochi che guidano. Tanto meglio i pochi possono guidare, quando tutti gli altri credono di esser loro a guidare e non di essere guidati. Con concetti ASTRATTI si può benissimo addormentare la gente e far credere il contrario della realtà. Così però possono operare appunto al meglio le POTENZE OSCURE. 

Se qualcuno poi si desta, non viene ascoltato.

E interessante come nel 1910 sia stata scritta una delle più belle frasi, e cioè che ‘il grande capitalismo è riuscito a fare della democrazia lo strumento più meraviglioso, efficace e duttile per lo sfruttamento della collettività. Di solito ci si immagina che i finanzieri siano nemici della democrazia”, scrive l’autore di cui parlo, ma è un errore fondamentale. 
Ne sono anzi la guida e i coscienti sostenitori, perché la democrazia costituisce un paravento dietro il quale essi nascondono i loro metodi di sfruttamento; in essa trovano il miglior mezzo di difesa da eventuali insurrezioni popolari.
Ecco, uno che si era destato vedeva che il punto non è declamare la democrazia, ma scoprire la realtà; nulla dare in slogan, ma vedere come è la realtà. 

Oggi sarebbe tanto più necessario, perché allora si vedrebbe come da pochi centri siano in effetti guidati gli avvenimenti che dominano l’umanità in modo tanto spaventoso e sanguinoso. 

Non vi si arriverà se si continua a vivere nell’illusione che i popoli si combattano, facendosi cullare dalla stampa europea e americana nell’idea di chissà quali contrasti vi debbano essere fra i popoli in merito agli avvenimenti del presente. Tutto quanto viene detto sull’antagonismo e sul contrasto fra i popoli esiste soltanto per gettare un velo sulla vera ragione. 
Non si arriva al risultato di chiarire gli avvenimenti nutrendosi di parole, ma indicando concrete personalità, e a volte ciò è scomodo. 
La stessa personalità che scrisse quella frase nel 1910 e che si era destato, nel suo libro presentò anche un elenco scomodissimo. Fece cioè un elenco di cinquantacinque persone che nella realtà dominano e sfruttano la Francia. 
L’elenco è nel libro di Francis Delaisi ‘La démocratie et les financiers del 1910’;*  lo stesso che nel frattempo diventò anche noto col suo libro del 1912 ‘La guerre qui vient’. 

Nel suo primo libro si trovano frasi di fondamentale importanza. Vi si vede un uomo che si è destato di fronte alla realtà.  Nel libro vi sono impulsi per scoprire molto di quanto oggi deve esser visto, e anche molto di quanto dovrebbe essere spazzato via, molta della nebbia che viene immessa nel cervello degli uomini. Anche per queste cose occorrerà decidersi a vedere la realtà.
Naturalmente il libro è rimasto inosservato. 

Vi vengono tuttavia accennati alcuni problemi che oggi dovrebbero essere sollevati in tutto il mondo, perché insegnerebbero qualcosa sulla realtà che si vuole invece seppellire sotto le declamazioni su democrazia, autocrazia, e ogni altro slogan in uso. 
Nel libro vi è ad esempio una bella descrizione della cattiva posizione in cui si trova un parlamentare.  La gente crede che il parlamentare voti secondo il proprio convincimento. Se però si conoscessero tutti i fili con i quali egli è legato con la realtà, si saprebbe anche perché in un caso vota si e in un altro no.  Certi problemi vanno infatti presentati, e Delaisi lo fa.  Pone ad esempio il problema considerando un parlamentare: da che parte deve porsi, poveretto? 
Il popolo gli paga ogni anno tremila franchi di indennità, e gli azionisti trentamila franchi. 
Porre la domanda significa già dare la risposta.

Il pover uomo riceve dunque dal popolo tremila franchi, ma trentamila dagli azionisti. Certo è un bell’esempio, e non occorre un grande acume per dire quanto sia bello che abbia trovato un posto in parlamento un socialista come Millerand.*  È magnifico che sia stata possibile una tale conquista!

Delaisi domanda anche dell’altro:  come si pone l’indipendenza di un uomo come Millerand che guadagna trentamila franchi come rappresentante di una compagnia di assicurazioni?
Qualcuno dunque si è destato e sa benissimo quali siano i fili che legano un uomo alle diverse società di assicurazioni.

Oggi però non si bada a cose del genere, che vengono raccontate in piena veglia. Certo si può benissimo osannare la democrazia del mondo occidentale. Volendo però dirne la verità, bisognerebbe precisare, sempre con nome e cognome, che cosa ognuno fa. 

Delaisi ne elenca così cinquantacinque, non una democrazia, ma appunto cinquantacinque determinate persone delle quali dice che dominano e sfruttano la Francia.  Si perviene così ai fatti reali, perché anche nella vita corrente occorre destare il senso per i fatti reali.

Sempre da Delaisi si sa di un altro caso, di un avvocato, anch’esso legato con molti fili non solo a società di assicurazioni, ma a centri finanziari e al mondo della finanza. Aveva però anche altre ambizioni: non voleva essere protetto solo dal mondo della finanza, dell’industria e del commercio, ma anche dal mondo dei dotti dell’Accademia, il posto attraverso il quale si può raggiungere la sfera dell’immortalità fra i dotti.  Nell’Accademia vi erano appunto due immortali che conducevano affari non leciti. 

Trovavano che era possibilissimo unire la loro attività di affari non permessi dalle leggi del Paese con l’altra di immortali. Quell’acuto avvocato difese i due immortali in tribunale e riusci a farli assolvere, per così dire a ripulirli, a non farli condannare. Essi fecero poi in modo di accoglierlo fra gli “immortali”. 

La scienza, che non amministra solo le cose temporali del mondo, ma anche quelle eterne – l’immortalità – divenne la protettrice di quell’avvocato altruista.  Si chiama Raymond Poincaré.* 

Delaisi ne racconta la storia nel suo libro. È molto bene conoscere anche queste cose, come ingredienti della realtà. Vanno tenute ben presenti. 

Accogliendo la Scienza dello Spirito, si viene così guidati ad avere una certa sensibilità per la verità, mentre l’istruzione materialistica del presente, nella quale fluiscono innumerevoli canali provenienti dalla stampa, fa in modo di non indicare la realtà, bensì qualcosa che la copra con i più diversi slogan come con un mantello.  Se una volta qualcuno si desta, come Delaisi, e racconta le cose come sono, quanti le conoscono? 

Quanti le ascoltano? In fondo neppure possono ascoltarle, perché vengono appunto di nuovo seppellite dalla vita dominata dalla stampa. 

Nel suo libro Delaisi si mostra come una TESTA ben CHIARA che si è sforzata di vedere molte cose. Non è un cieco adoratore del parlamentarismo e della democrazia. Anticipa il fatto che cesseranno le cose di cui oggi tanto ci si vanta.
Parla anche della “macchina dei voti”, come più o meno la chiama. In modo del tutto serio e scientifico, Delaisi si occupa appunto della macchina parlamentare dei voti, svelando tutta la struttura per la quale si vuol far credere che voti una convinta maggioranza contro una minoranza folle. 

Egli sa che per AVERE una SANA EVOLUZIONE dovranno esservi tutt’altre cose al posto delle attuali. Oggi non è ancora possibile (perché sarebbe molto sconvolgente per la gente) dire che cosa sostituirà la situazione attuale.  In sostanza può conoscerlo soltanto chi sia INIZIATO nella Scienza dello Spirito. 

Di certo non saranno riprese le forme del passato. Non è il caso di temere che chi parla movendo dalla Scienza dello Spirito proponga cose in qualche modo reazionarie o conservatrici; non saranno cose del passato. Saranno comunque cose tanto diverse da una macchina dei voti da risultare sconvolgenti; saranno considerate pazzie. Non di meno si inseriranno fra gli impulsi dell’evoluzione. 

Anche Delaisi sostiene: come nello sviluppo organico si presentano in seguito elementi inutili che permangono, sebbene abbiano perduto la loro funzione, così i parlamenti continueranno a lungo a votare, ma la vera vita ne rimane lontana.

È noto che esistono organi del genere: ad esempio, alcuni possono muovere le orecchie, per via del fatto che un tempo vi erano dei muscoli appositi che però perdettero il loro compito. Oggi abbiamo ancora quei muscoli: sono le cosiddette parti ataviche che non hanno più la loro funzione.  Così Delaisi si immagina il parlamento dell’avvenire: i parlamenti saranno ancora atavici resti, decadenti e morenti, e qualcos’altro sarà introdotto nell’evoluzione umana.

Ho presentato il libro di Delaisi, pubblicato non molto tempo fa, nel 1910, per far presente che in effetti vi è abbastanza gente del genere (uno conta a volte per parecchie migliaia), ed è importante che non passi inosservata. Accanto a ciò che mi stava a cuore, introdurre cioè gli ascoltatori alle LEGGI della VITA SPIRITUALE, agli impulsi della vita spirituale, considero mio compito anche indicare gli importanti eventi del presente, anche se quelli che in queste conferenze ho indicato come tali, nella vita corrente non sono considerati cosi o vengono addirittura ignorati. Va distinto in modo radicale e fondamentale ciò che viene curato fra di noi e ciò che viene fatto all’esterno. Solo comprendendo ciò in tutta la sua serietà e profondità potremo praticare la Scienza dello Spirito in modo adeguato».

Rudolf Steiner 

‘La caduta degli Spiriti delle Tenebre’

Dornach, 28 Ottobre 1917

IoArgentoVivo

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