Nei primi anni di vita, le forze dell’animico-spirituale sono collegate agli organi in maniera preponderante. Nei bambini piccoli, ciò che arriva dal mondo esteriore risuona fin dentro la fisiologia, la pancia, il respiro; ciò che arriva dall’esterno li compenetra completamente. Ecco su cosa si basa il concetto, tutto da ampliare, del “bambino come organo di senso”.
Quando ci viene incontro qualcosa che si muove dalla e nell’anima di un bambino (comportamento) Steiner dice che mentre nell’adulto la vita dell’anima è autonoma, nel bambino è sempre legata ad un organo. Per cui dobbiamo sempre chiederci rispetto a manifestazioni disarmoniche della vita del comportamento di un bambino, quale organo è coinvolto.
Dunque, quando – molto superficialmente – il mondo adulto punta il dito verso il comportamento di un bambino, commette un errore di conoscenza che se avesse, saprebbe ché la vita dell’anima in un bambino è strettamente collegata alla vita organica. E per questa ragione, di fronte ad una situazione di difficoltà tra un bambino ed il suo ambiente (famiglia, contesto sociale) è del tutto inutile dall’infanzia e fino alla preadolescenza, una terapia psicologica perché essendo la vita dell’anima collegata agli organi ed essendo la vita organica in una dimensione di coscienza dormiente non sarà possibile portare a coscienza del bambino i vissuti interiori come quando si chiede ad un adulto il proprio vissuto o le proprie paure facendo un lavoro di astrazione.
In questa fascia di età si può solo “fare, agire”, entrare nella sfera dell’azione ed oggi moltissimi psicologi nel lavoro con i bambini lavorano proprio così.
Perché diciamo che la vita animica, il comportamento, vive negli organi quando il bambino è piccolo?
Per certi bambini per cui a varie ragioni, il corpo rappresenta un ostacolo, compenetrare il corpo, non è semplice. Attraverso la discesa dal mondo dello spirito il corpo viene compenetrato di forze individuali animico-spirituali la cui finalità è quella di rendere l’individuo autonomo e dunque anche quella di arrivare a muovere consapevolmente tutto il corpo, gli arti e le estremità. E questo quando avviene, avviene ad immagine di quelle forze. Ma questa corretta compenetrazione non è affatto scontata. Può dunque accadere che quando un bambino venga invitato a fare qualcosa abbia delle difficoltà. Spesso questo (anche e soprattutto nelle scuole Waldorf) viene tradotto come una poca volontà; ma è un grande e grave errore. La realtà è che quei bambini facendo fatica a compenetrare il corpo quando si trovano di fronte ad una richiesta a fare una certa cosa, devono partire da molto più lontano degli altri bambini che hanno compenetrato il loro corpo senza particolari ostacoli. E’ quindi il contrario: questi bambini devono mettere in moto un processo di volontà enorme. Allora non si tratta di avere poca volontà ma di essere poco incarnati.
Quello che viene bollato come poca volontà spesso è l’esatto contrario: uno sforzo enorme.
Allora la domanda di fronte ad una apparente “difficoltà di volontà” dovrebbe essere quale è l’organo?
Dice R. Steiner: “I difetti di pensiero cioè le difficoltà reali nel pensiero (si riferisce alle rappresentazioni che non si riescono a dirigere con il proprio pensiero, o alle rappresentazioni illusorie), sono molto rari e sono materia medica.”
In questi casi ci si deve riferire ad un medico, come suggerisce Steiner.
Spesso ciò che si colloca tra i difetti di pensiero – per esempio bambini che pensano molto velocemente oppure pensano lentamente e sembrano non capire e vengono etichettati come aventi disturbi cognitivi -, è invece una difficoltà di organo. E siccome l’organo vive nella sfera della volontà e l’azione è frutto di un pensiero, sec’è un blocco nell’organo c’è un corto circuito tra pensiero ed azione. La difficoltà nel mettere insieme un pensiero dopo l’altro è quindi quasi sempre legata ad un organo.
Quindi, nella quasi totalità dei casi di “difficoltà di volontà”, ci si deve porre la domanda: quale organo?
La sfera dei difetti della volontà collegati all’organo è l’ambito di noi pedagogisti, educatori, insegnanti.
E dunque è necessario fare molta attenzione perché quelli che abitualmente vengono considerati limiti a fare una certa cosa con relative difficoltà a mettere insieme i gesti necessari per riuscire ad arrivare ad una meta e che si manifestano con difficoltà nell’orientamento spazio-temporale, oppure nel coordinarsi di azioni consequenziali, parlano in realtà una difficoltà della sfera del volere proveniente dall’ambito organico. Ciò che si riscontra nel pensiero è allora solo uno specchio della vita dell’organo.
Steiner riferendosi al tema organo nella prima conferenza del Corso di Pedagogia Curativa, fa l’esempio di un ragazzo che ha una precisa intenzione prendere il tram ma non riesce. Steiner indica l’ostacolo nel fegato, nel quale vive la possibilità di realizzare ciò che abbiamo in mente di fare.
Bisogna chiarire che quando parliamo di organo non ci riferiamo semplicemente all’organo fisico, ma alla qualità che quell’organo porta all’interno del corpo rispetto alla sua funzione.
Quale è la qualità di un certo organo? Questa è una domanda ed una ricerca molto molto importante perché quella qualità rispecchierà le relative carenze o eccessi che vedremo manifestarsi nell’agire del corpo.
Perché Steiner collega la stasi del ragazzo al fegato.
Il fegato è una ghiandola esocrina, la più grande del corpo umano.
Si trova sotto il costato destro. Presenta una forma concava dove è inserita la cistifellea. Svolge numerose ed importantissime funzioni tra cui:
– mantiene l’omeostasi degli organi interni,
– equilibra la chimica del plasma,
– controlla le funzioni metaboliche dell’organismo in particolare quello delle proteine
– controlla il metabolismo degli zuccheri vengono quasi totalmente elaborati da lui
– ha una importante funzione sui grassi che vengono in parte trasformati ed in parte eliminati
– è il produttore e immagazzinatore di energia
– disintossica l’organismo dalle tossine
– produce la bile sostanza che permette l’assorbimento da parte dell’intestino dei grassi alimentari.
Nella medicina cinese il fegato si trova nella loggia Legno e rappresenta la nascita, l’inizio da dove parte l’energia.
Conoscendo queste funzioni diventa chiaro il perché Steiner attribuisce al fegato la difficoltà del ragazzo a prendere il tram.
Il fegato come trampolino da dove nasce l’energia, determina nell’individuo proprio l’impulso all’azione se funziona bene e con esso la capacità decisionale e strategica. Non a caso sempre il fegato rappresenta il coraggio e la forza fisica.
di una persona coraggiosa si dice che “ha fegato…”.
Ed anche Steiner ci dice che il fegato si occupa di convogliare le nostre intenzioni nell’azione.
Ecco perché la difficoltà a far diventare azione una intenzione, Steiner la attribuisce al fegato. Ma la causa? Qui entra in gioco un altro elemento: la Legge Pedagogica.
Steiner ci informa che il ragazzo aveva un padre filosofo: il pensare e il sentire erano quindi per il padre molto sviluppati, e la sfera del volere molto meno.
Questa, che nel genitore era una tendenza, una dinamica dell’anima, si manifesta nel figlio come caratteristica che vive nel fisico e dunque nell’organo e l’organo dell’azione è il fegato. Peraltro questo capita molto più spesso di quanto si immagini. Ognuno di noi ha certe caratteristiche e se si va a guardare la famiglia di origine nell’ottica della legge pedagogica, si può vedere che ciò che si manifesta come tema fisico ha origine su altri piani, nel cerchio dei genitori o della famiglia.
Alla fine della seconda conferenza, Steiner dice: “Solo se si ritiene di poter fare il lavoro con quello descritto (legge pedagogica e autoeducazione), si potrà continuare a occuparsi di quello di cui tratteremo qui.”
“Chi voglia diventare educatore o pedagogista curativo, non ha mai finito.
Per lui, ogni bambino rappresenta un nuovo problema, un nuovo enigma. Scoprirà però come deve procedere nel caso singolo, solo lasciandosi guidare dall’essenza del bambino. È un lavoro scomodo, ma è l’unico reale.”
In un altro punto della conferenza dice che tanti educatori cercano delle istruzioni: un metodo. Sarebbe tanto comodo se fossimo macchine. Ma non siamo macchine. Il come agire è legato a cosa verrà incontro.
Ci si deve collegare all’essenza di ciascun bambino e chiedersi cosa serve per muovere una certa caratteristica.
E Steiner, all’inizio della III conferenza, ribadisce proprio questo: “Si deve trovare una strada per ogni individualità …”. E si può cercare nel cerchio insegnanti, genitori, medici. Più l’immagine è condivisa, più la strada sarà proficua per il bambino.


