Trattazione e riflessioni nate a seguito del seminario/conferenze di Giorgio Tarditi Spagnoli di Novenbre/Dicembre 2025 (ancora in corso) di commento alle conferenze di Rudolf Steiner su: Apocalisse ed agire sacerdotale”
Andando a guardare con una indagine sovra sensibile (sovra materiale) nelle epoche antichissime dell’evoluzione umana (lemurica, atlantidea e parte dell’antico oriente), si può sapere o per chi non possa sapere, farsene una immagine, che l’uomo possedeva una chiaroveggenza naturale, sognante, spontanea, atavica ereditata da un lontanissimo passato e gli antichissimi testi sacri, ove troviamo conoscenze così profonde e straordinarie che, senza i mezzi conoscitivi delle epoche moderne, non potevano che giungere da fonti diverse da quanto oggi siamo in grado di indagare, ne sono la prova.
L’uomo vedeva – con facoltà che noi abbiamo perso – il mondo spirituale nella stessa maniera in cui per noi oggi è normale percepire il nostro mondo sensibile. Tuttavia non aveva di quel mondo una comprensione cosciente ed autonoma. Per fare un esempio sarebbe un po’ come se avessimo davanti un macchinario mai visto e non fossimo in grado di averne una comprensione autonoma. Potremmo vedere che è un macchinario e che magari ci sono luci, tubi, fili, pulsanti, colori e chissà cos’altro. Ma nulla potremmo dire, o farci idea, di quale sia l’essenza di quel macchinario. Sarebbe per noi un dato di fatto.
Allo stesso modo, l’uomo era come uno “specchio”: percepiva il cosmo, ma non lo pensava in modo autonomo era un dato di fatto. Ma questa facoltà di percezione, al contrario di ciò che sarebbe logico supporre, invece che progredire, per ragioni evolutive si è anzi spenta, atrofizzata per consentire all’umanità di sviluppare la coscienza dell’Io e la libertà.
Il prezzo della libertà fu dunque la perdita della visione diretta dello Spirito.
Mano a mano che la chiaroveggenza atavica si spegneva, l’uomo per sviluppare l’auto coscienza veniva sempre più afferrato da forze terrestri – arimaniche – che dovevano aiutarlo a diventare materialista.
Il mondo spirituale progressivamente si oscurava e il pensiero diventava astratto, separato, freddo.
È in questo processo che nasce il mito di Fenrisúlfr che significa “il lupo che sorge dal pantano”, o “la forza che emerge dal fango primordiale”. In italiano Fenris il “lupo cosmico” simbolo della perdita del legame con lo Spirito e dell’emergere delle forze pericolose e materiali che divorano (per necessità evolutiva umana) la saggezza antica (Odino).
Fenrisúlfr è l’ombra lasciata dall’antica chiaroveggenza che diventa distruttiva:
quando la visione spirituale scompare e l’uomo non sviluppa ancora la conoscenza cosciente,
il vuoto viene occupato da forze distruttive. Il lupo appunto.
Fenris non rappresenta solo il male del futuro, ma anche il residuo degenerato della chiaroveggenza antica perché quando la chiaroveggenza atavica viene riattivata senza purificazione morale, produce forze luciferiche o arimaniche. Le fauci appunto del lupo.
Nel mondo antico ciò non poteva accadere perché la chiaroveggenza era sostenuta dagli Dei.
Oggi, se viene risvegliata per via istintiva o medianica, non si collega al Cristo, ma al mondo delle illusioni.
Per questo Steiner scoraggia ogni tentativo di riaprire il “terzo occhio”o “riattivare la kundalini” con pratiche o tecniche che non siano accompagnate da una disciplina morale e pensante.
Tali vie riattivano un’eco dell’antica chiaroveggenza, ma non portano alla nuova, auto-cosciente, che è l’unica capace di riconoscere il Christo eterico.
Widar come simbolo della nuova chiaroveggenza cosciente
Quando Fenrisúlfr (le potenze dell’istinto cieco e del pensiero morto) divora Odino (la saggezza ispirata), interviene un essere spirituale: Widar.
In termini interiori, ciò significa che poiché l’antica chiaroveggenza è divorata dal materialismo una nuova coscienza deve sorgere dal silenzio interiore e dalla forza morale dell’Io.
Widar, è un Angelo “silenzioso” che rappresenta l’organo interiore che potrà riaprire la visione spirituale in forma nuova, libera e cosciente. La futura percezione del Christo eterico sarà una nuova chiaroveggenza morale, non più atavica, sognante, spontanea.
Nelle parole di Steiner:
“L’uomo vedrà il Christo non per dono della natura, ma per il risveglio del suo Io.” (GA 118)
Il compito del tempo di Michele
Siamo nel tempo in cui Michele deve custodire, aiutare il passaggio tra i due tipi di chiaroveggenza:
Egli protegge l’uomo dal risveglio prematuro delle forze ataviche ed allo stesso tempo prepara la nascita della nuova chiaroveggenza solare, fondata sul pensiero morale e sulla forza dell’Io.
Se Fenris rappresenta il pericolo di una conoscenza senza Spirito (materialismo-arimanesimo) o di una veggenza senza moralità (luciferismo), Widar rappresenta l’equilibrio: la visione interiore che nasce dal SILENZIO dell’Io unito al Christo.
In altre parole: Widar è il germe del futuro: l’uomo che, nel silenzio morale, riapre (le fauci) lo sguardo spirituale con piena libertà e coscienza. Può guardare dentro le fauci senza venirne divorato. Quelle forze non rappresentano più per lui un pericolo.
La chiaroveggenza atavica è il passato dell’uomo, Fenrisúlfr è la sua ombra (e il suo pericolo) e le fauci chiuse custodiscono quella chiaroveggenza che non va riattivata senza coscienza e libertà (vie incoscienti come sciamanesimo, new age e filoni simili).
Widar è il germe del futuro: l’uomo che, nel silenzio morale, riapre lo sguardo spirituale con piena coscienza e libertà.
Così, vediamo anche il senso reale di ciò che Steiner intende quanto afferma che la via dello yoga è superata. Si riferisce allo yoga antico come via di ricerca di un percezione diretta del sovra sensibile in maniera sognante.
Non lo fa dunque in senso giudicante o polemico; egli intende dire che quel tipo di esperienza chiaroveggente che lo yoga antico cercava di riattivare non corrisponde più alla coscienza dell’Io moderna, la quale deve procedere in modo completamente libero e morale, non medianico o istintivo.
Negli antichi tempi — in particolare nelle epoche in cui fiorì lo yoga vedico e pre-classico comunemente datato tra 1500 e 500 a.C. (in forma larga, anche 1200-800 a.C. per le parti piu antiche).
— l’uomo viveva infatti ancora un legame naturale con il mondo spirituale, un riflesso di chiaroveggenza atavica e lo yoga nasceva come disciplina per conservare e ordinare quella chiaroveggenza atavica (che stava già declinando).
Ma l’Io individuale non era ancora pienamente risvegliato: il veggente antico “vede”, ma non è ancora del tutto cosciente di sé.
Gli esercizi di respirazione, concentrazione e pratiche come l’astinenza servivano a purificare l’astrale e l’eterico, per poter ricevere con chiarezza le rivelazioni divine. Ma erano appunto rivelazioni, non ricerca consapevole del mondo spirituale.
Con l’evoluzione dell’umanità, l’obiettivo dello Spirito non è mantenere l’uomo in stato di dipendenza dagli Dei, ma renderlo libero di ritornare ad Essi con la propria volontà, presenza cosciente, discernimento.
Per questo la chiaroveggenza naturale doveva spegnersi, così che potesse nascere il pensiero autonomo e la coscienza dell’Io.
Oggi quindi non possiamo più “ritornare indietro” verso le forme di chiaroveggenza che lo yoga antico coltivava: farlo significherebbe riattivare forze ataviche, cioè aprirsi a mondi spirituali senza avere un Io saldo e cosciente.
E qui nasce il pericolo luciferico o arimanico:
- luciferico, quando l’anima si perde in visioni luminose, esaltazioni o illusioni mistiche;
- arimanico, quando le forze psichiche vengono asservite a fini di potere, tecnica o controllo.
Oggi la via di sviluppo deve mutare polarità:
non più dominare il corpo e la respirazione per risalire allo Spirito, ma purificare il pensiero e la volontà per far discendere lo Spirito nella coscienza quotidiana. Transustanziazione della materia.
In altre parole: dallo yoga della trance e dell’estasi, allo yoga della coscienza morale e del pensiero vivente.
L’antroposofia, in questo senso, è davvero un “nuovo yoga” — unione con il divino — ma su una base interiore, cosciente, cristica. Essa è il Mistero moderno.
Nella conferenza del 16 gennaio 1913 (GA 143), Steiner parla esplicitamente di un “nuovo Raja Yoga”:
“L’uomo deve imparare a vedere il mondo spirituale non più nel sonno o nella trance, ma nella piena chiarezza diurna.”
Questo è il punto decisivo:
- lo yoga antico cercava la visione al di fuori della coscienza;
- l’uomo moderno deve cercarla dentro la coscienza pienamente sveglia.
Solo così l’esperienza spirituale diventa libera e morale, e non più una condizione indotta o istintiva.
In fondo, il senso profondo di entrambe le vie è identico:
yoga significa “unione”;
antroposofia significa “sapienza, conoscenza dell’uomo”, cioè conoscenza (desta) dell’unione tra umano e divino.
Potremmo dire che:
- Patanjali insegna a purificare la psiche per tornare al Sé divino;
- Steiner insegna a purificare l’Io per rendere divino il mondo. Transustanziare la materia, riunire Caino ed Abele. Una Apocalisse dell’Uomo.
Le due vie non si escludono, ma la seconda include e trasforma la prima.
L’antroposofia è, per così dire, uno yoga della libertà: non più un’unione ottenuta per ascesi, ma una comunione raggiunta per conoscenza e amore cosciente dell’IO.


