Quando il corpo non accoglie il nutrimento. Un cammino karmico attraverso la fragilità

Ci sono bambini che, appena giunti sulla soglia della vita, rifiutano il nutrimento.
Quello che dovrebbe essere l’atto più naturale, non si accoglie. Il piccolo respinge la vita. I genitori faranno di tutto per salvarlo e normalmente ci riescono. Ma il bambino cresce, forse con un metabolismo che rimane delicato, capriccioso, fragile ed ogni pasto nel corso della sua vita diventa un esercizio. Mangia poco, mangia diverso, non può mangiare come gli altri. Questo ci accade anche ai postumi di un’abbuffata. Ricordiamo questo punto.

Un ricordo che viene da lontano
Nel lavoro a ritroso nel senso delle cose che possiamo fare con la scienza dello spirito possiamo scorgere come nulla arrivi per caso. Ripensando all’abbuffata che ci costringe alla misura, possiamo ipotizzare che, in un tempo lontano – necessariamente un’altra vita perché il bimbo non ha ancora un passato terrestre -, quest’anima avesse vissuto consumando troppo e senza gratitudine. Forse aveva conosciuto l’abbondanza e non ne aveva compreso la sacralità ed ora che ritorna sulla Terra il suo corpo, come un saggio maestro, le dice:
Non tutto puoi prendere. Non ti puoi abbuffare. Non tutto puoi assimilare.
Impara la misura. Impara la gratitudine. Impara a dare, non solo a prendere.
Così il limite fisico diventa educatore karmico e forza di destino.

La malattia che parla
Chi vive con un metabolismo fragile in ambito alimentare, sperimenta che deve rallentare, si deve controllare, deve conoscere ciò che mangia. Sceglie con cura ogni alimento, ogni boccone richiede un pensiero. E può imparare a ricevere la vita come un dono, non come un diritto.
Il sintomo diventa non solo gratuita sofferenza (non lo è mai) ma linguaggio. Maestro.
Dice all’anima:
Ciò che un tempo hai sprecato, ora impara ad onorare.
Hai vissuto in eccesso, ora conosci la sobrietà.

Una lenta disciplina che fa nascere qualcosa di nuovo: la pazienza, l’umiltà, la capacità di percepire ciò che davvero nutre, ma oltre la materia.

E quando questa vita finirà?
Quando il corpo ‘fragile’ verrà lasciato alle spalle, tutto ciò che è stato imparato non va perduto.
Così, possiamo ipotizzare che nel mondo spirituale, le rinunce e le attenzioni, la gratitudine e il rispetto diventeranno forze creatrici per la futura incarnazione.
E nella prossima vita, quell’anima potrà scendere sulla Terra con un corpo nuovo, forte e armonico, libero dal peso del passato ma soprattutto con un talento: quello di portare nutrimento agli altri: cibo, ma anche parole, cure, calore, saggezza.
Il destino si compie come un cerchio tra due vite: chi un tempo ha abusato del nutrimento deve imparare la misura per poi farsi portatore di un nutrimento sano per il mondo.

Ma forse è già una questione di talenti
Potrebbe anche essere che le sue difficoltà iniziali siano state necessarie per imparare nella stessa vita quel senso del nutrimento per se e per gli altri.
Impara a nutrirsi – con cibo semplice, con cura, insegna il rispetto del nutrimento e questo può trasformarsi in un nutrimento superiore sia verso se stesso che verso gli altri. Parole che scaldano, attenzioni, cura, saggezza. Così il karma sta compiendo un atto di trasformazione.
Il limite fisico non come necessità di espiazione, ma via creativa.

La metamorfosi del destino
Il corpo che inizialmente costringeva alla rinuncia, si fa strumento di com-passione.
Chi non può nutrirsi come tutti, impara a percepire profondamente ciò che nutre sé e l’altro.
Sa cosa significa mancare e diventa attento a chi ha mancanza.
Conosce la fame e sviluppa tenerezza per chi ha fame, bisogno.
Perché è sensibile, diventa custode della sensibilità altrui.

Invece di chiudersi nel proprio limite, apre il limite come porta verso l’altro.
Ed il Karma si scioglie già dalla vita attuale, il karma si alleggerisce già nella stessa incarnazione, il Karma porta talento.
Non serve più attendere la futura vita per risanare, perché l’anima già nel presente ha creato forze nuove:
ogni pasto cucinato con amore, ogni parola detta è per nutrire un cuore, ogni gesto di cura è offerto senza chiedere nulla. Tutto questo tesse un nuovo destino, più libero. Una coscienza che si è evoluta.

La scienza dello spirito ci porta a comprendere che quando trasformiamo il dolore – gesto dell’anima -, in servizio – gesto dell’io -, la malattia (fisica o metaforica) diventa forza spirituale.
Ciò che era destino diventa libertà creatrice. Coscienza accresciuta.

IoArgentoVivo

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