La Commedia è molto più di un poema religioso o morale: è una mappa simbolica dell’evoluzione della coscienza umana.
Chi la legge con occhi iniziatici può trovarvi un’autentica scuola di trasformazione interiore.
La Divina Commedia può essere letta come un manuale di iniziazione, soprattutto se si adotta una prospettiva esoterica, simbolica e spirituale. Molti studiosi e interpreti (come René Guénon, Arturo Reghini o più modernamente Pietro Archiati e altri in ambito antroposofico) hanno evidenziato la struttura e i contenuti iniziatici dell’opera.
Perché possiamo considerarla un viaggio iniziatico? Perché in essa si vive un viaggio interiore dell’anima. E nella via iniziatica è l’anima che deve viaggiare attraverso se stessa per purificarsi.
Il percorso di Dante dall’Inferno al Paradiso è un’immagine del cammino dell’anima umana verso la luce, attraverso la conoscenza di sé, la purificazione di sè e l’unione con il divino. Questo rispecchia il modello dei gradi dell’iniziazione: morte simbolica, purificazione, illuminazione e visione beatifica.
Ed è un viaggio iniziatico perché c’è la guida spirituale – Virgilio – (la ragione illuminata) e poi Beatrice (la sapienza divina o l’intelligenza spirituale). Essa rappresentano le guide dell’iniziando nel cammino verso la verità. Nessun passo può essere fatto senza una guida interiore o un maestro.
E poi il Simbolismo ed il linguaggio velato. La Commedia è colma di simboli, archetipi, numeri sacri (3, 7, 9, 33, 100…) e riferimenti astrali e teologici che rimandano a conoscenze spirituali profonde, comprensibili solo a chi ha le chiavi per interpretarle.
C’è poi struttura in tre mondi. I tre regni (Inferno, Purgatorio, Paradiso) corrispondono a tre stati della coscienza o a tre mondi dell’essere: materiale, animico e spirituale. Ogni regno ha le sue leggi, prove e figure iniziatiche.
L’uomo al centro del cosmo Dante percorre potremmo dire l’intero universo visibile e invisibile per riconquistare la propria vera natura spirituale. Questo è tipico del cammino iniziatico: scoprire l’origine divina dell’anima, congiungersi con lo Spirito e giungere al suo posto nell’ordine cosmico.
La Commedia ha 4 livelli di lettura come tutte le opere iniziatiche. I quattro livelli di lettura della Divina Commedia seguono la tradizione medievale dell’interpretazione quadruplice dei testi, in particolare delle Sacre Scritture. Dante stesso la richiama nell’Epistola a Cangrande. Ecco i quattro livelli:
1. Letterale:
È il livello più immediato e narrativo. Racconta il viaggio di Dante nei tre regni dell’oltretomba (Inferno, Purgatorio e Paradiso), come esperienza reale e concreta.
2. Allegorico:
Dietro il racconto si cela un significato simbolico. Il viaggio rappresenta il cammino dell’anima dalla perdizione alla salvezza, dall’errore alla verità, dalla tenebra alla luce.
3. Morale (o tropologico):
Offre un insegnamento etico per il singolo lettore. Ogni episodio e personaggio propone una lezione sul bene e sul male, sull’agire umano, e invita alla purificazione e alla scelta virtuosa.
4. Anagogico (o spirituale):
È il livello più alto, che riguarda il destino ultimo dell’uomo e la sua unione con il divino. Il viaggio è immagine dell’elevazione dell’anima verso Dio, un percorso mistico di redenzione.
Questi quattro sensi si intrecciano in tutta l’opera, rendendo la Commedia una delle più complesse e profonde creazioni letterarie e spirituali dell’Occidente.
Molto importante è l’avvio della commedia dove Dante fa un incontro che introduce subito il senso dell’opera come lavoro su di sè.
Incontra tre belve. Chi sono le tre belve, o cosa rappresentano? Le tre belve rappresentano tre forze basse dell’anima umana, ostacoli fondamentali sulla via della salvezza e dell’evoluzione interiore. Sono:
La lonza (felino – gattopardo o pantera) – Rappresenta la lussuria, ovvero l’inganno dei sensi, l’attaccamento ai piaceri terreni, la seduzione dell’apparenza. È agile, veloce e attraente, simbolo della mente sviata dal desiderio e dall’illusione.
Il leone – Incarna la superbia o l’orgoglio, una forza aggressiva, dominatrice, che porta alla violenza e all’affermazione egoica. È simbolo della volontà arrogante che cerca di imporsi sugli altri e sul mondo.
La lupa – È simbolo della avarizia o anche della brama insaziabile, spesso interpretata come cupidigia in senso più ampio: un desiderio cieco e famelico, che corrompe tutto e non si sazia mai. Rappresenta la disperazione dell’anima invasa da brame materiali.
In chiave spirituale, queste tre forze sono i vizi fondamentali che impediscono all’anima umana di elevarsi e di ritrovare la retta via. Dante, per superarle, ha bisogno dell’intervento di Virgilio (la ragione) e poi di Beatrice (la sapienza divina o amore spirituale).


