Il bambino come Organo di Senso

Nel tuo nulla troverò il tutto 
Faust 

Rudolf Steiner dice: il bambino è tutto organo di senso.
Cosa dobbiamo intendere con questa espressione? Cominciamo col dire che nel bambino non c’è ancora stata una differenziazione tra i sensi. Il bambino è in grado di sovrapporre un senso all’altro.
Osserviamo ora dentro di noi qualcosa a cui forse non abbiamo mai pensato.
Quando un bambino piccolo, un bebè per esempio, percepisce un oggetto, cosa sta ricevendo nella sua interiorità visto che non ne ha un concetto perché non ha ancora sviluppato il linguaggio? Se nel suo campo percettivo appare un libro, non sa che è un libro. Ha solo una percezione sensibile, dei sensi, senza null’altro sopra. Una percezione pura.
La percezione del bambino tanto più è piccolo, tanto più è pura.
La percezione pura, possiamo dire che è la ‘nullificazione del concetto’, infatti come abbiamo visto il bambino percepisce, vede, ode, gusta le cose ma di esse non ne ha un concetto. Dunque nella sua percezione pura c’è un nulla del concetto. Solo, i sensi hanno delle reazioni. Questo significa che il bambino è tutto organo di senso. E questo se da una parte ci restituisce la modalità di percezione di un bambino dall’altro ci pone di fronte ad una grande responsabilità. Ciò che offriamo come stimolo sensorio al bambino, determina effetti. Non è mediato dalla ragione ne da una coscienza matura. Ma questo non significa affatto che sia inerte.

ll grado di qualità e di intensità della percezione infantile è gigantesco rispetto al nostro. Il bambino è in grado di cogliere il significato di tutte le cose attraverso la percezione. La domanda allora è: di che qualità è la percezione infantile?
La risposta a questa domanda deriva da una indagine specifica. La direzione deve essere la trasformazione della nostra capacità percettiva per avvicinarci alla qualità della percezione infantile. 
Questa consapevolezza ci può molto aiutare.
Possiamo studiare e sapere tutto quello che riusciamo a studiare ma rimarremo ignoranti verso il mondo dell’infanzia se noi adulti non saremo in grado di avvicinare la qualità della percezione infantile. E rimarremo ignoranti su tutto non solo sul mondo dell’infanzia se non entriamo nella modalità percettiva di un bambino.
Dal testo “Il mondo dei sensi il mondo dello spirito” Rudolf Steiner dice
non c’è colore, non c’è suono che non dicano qualcosa; tutto parla e parla in modo che l’uomo sente la necessità di rispondere a quel discorso con una mobilità interiore, non con un giudizio ma con una mobilità interiore”. 
Il bambino non sa ancora formulare un giudizio ma in lui si muove qualcosa. Cosa?
Vede più che ciò che la foglia verde gli mostra, egli viene toccato dalla foglia verde in modo da sentire in sé stesso come una vita germogliante, concresce con la foglia verde e sente la vita germogliante” 
Il bambino è in grado di immedesimarsi in modo tale da “entrare” nelle cose, sentire dall’interno le cose, sentirne la qualità.
Domandiamoci: come fa un neonato dopo un certo tempo a saper parlare, saper mettere in ordine le parole rispettando la grammatica? Ci sono parole delle quali non esiste un oggetto corrispondente, come la parola “forse, o quasi, o almeno…” Come fa a saper usare ciò di cui non conosce il significato concettuale? Come fa allora un bambino ad imparare una lingua?
Lo fa per il fatto che coglie il significato delle parole al di la dei concetti che ancora non è in grado di pensare.
Dunque possiamo dire che c’è un piano dei significati che precede il mondo concettuale.

Anche noi adulti per esempio quando cerchiamo di avvicinarci al linguaggio della natura, quando proviamo a raccontarlo abbiamo spesso la sensazione che ci manchino le parole.
Di fronte ad un paesaggio, un tramonto, un scena naturale come quella di una famiglia di animali, spesso ammutoliamo. Questo perché ci avviciniamo ad un significato pre-concettuale..ed è questo il significato vero delle cose. Quello dell’osservazione Goethiana.
Quando cerchiamo di avvicinarci a questo significato occulto ammutoliamo perché è come se ci avvicinassimo ad un niente, un niente che è la impossibilità di essere espresso concettualmente. Il NULLA della PERCEZIONE appunto.

Come percepisce invece il mondo un adulto?
Tendenzialmente diamo uno sguardo fugace alle cose, alle situazioni e ne troviamo da qualche parte in noi il concetto corrispondente. Questo ci soddisfa. Percepiamo il mondo come strumento utile a soddisfare bisogni o scopi.
Il mondo come insieme di strumenti e non il mondo come avente valore in se.
Percepiamo le cose e ci interessano in funzione del nostro scopo, difficilmente ci interessiamo ad una cosa per la cosa in sé.
Ma poi un giorno ci cade lo sguardo su un tramonto o sulla luna che si rispecchia sull’acqua o una formazione pazzesca di nuvole o un raggio di sole che filtra da dietro una tenda ed improvvisamente veniamo rapiti, non sapendo bene da cosa.
Ecco questo è il modo di percepire del bambino, non un insieme di strumenti utili alle sue finalità.
Per il bambino il mondo è tutto un richiamo.

Questa caratteristica della percezione infantile è una via conoscitiva straordinaria e se la nostra percezione rimane utilitaristica, rischiamo di precludercela, di non incontrarla più, perdendone tutte le sue possibilità. 

L’invito è allora a fare esercizi di percezione alla maniera Goethianistica. Senza mettere alcuna nostra categoria. lasciar parlare la percezione.  



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