Dire che “non si deve giudicare” è diventato un mantra moderno, spesso usato per promuovere tolleranza e inclusività. Ma se andiamo a fondo, l’idea è più complessa.
Giudicare è un atto naturale della coscienza umana: valutiamo costantemente ciò che vediamo, ascoltiamo, sentiamo. È una funzione del pensiero critico e della vita morale. Senza giudizio, non potremmo distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso.
Quello che spesso si vuole dire con “non giudicare” è:
non condannare, non disprezzare, non ergersi a superiori, o ancora non avere un pregiudizio.
Ma eliminare il giudizio in sé è impossibile, e anche pericoloso. Senza giudizio, c’è indifferenza.
Il punto è come giudichiamo: con empatia, conoscenza e umiltà? O con durezza, ignoranza e arroganza?
Dunque, giudicare è inevitabile e sano, se fatto in modo cosciente. Condannare o disprezzare senza capire è un’altra cosa.
Dire “non giudicare mai” è spesso una scorciatoia per non assumersi la responsabilità di sviluppare un giudizio più alto, più umano.
Rudolf Steiner ha affrontato il tema del giudizio in modo profondo, sia dal punto di vista della conoscenza sia da quello morale e spirituale. Non ha mai detto, o almeno io non l’ho mai trovato nella sua opera (che certo non conosco tutta, ma mi sembrerebbe assai strano) che non si debba giudicare’, anzi: per lui sviluppare un giusto giudizio è un obiettivo centrale del cammino spirituale.
Potremmo dire che il consiglio spirituale che ci da Steiner riguarda il giudicare prematuramente come un ostacolo alla conoscenza.
Ne La scienza occulta, dice che chi vuole entrare nei mondi spirituali deve imparare ad astenersi dal giudizio immediato. Perché? Perché il giudizio, se nasce da simpatia, antipatia, abitudine o pregiudizio, ovvero da proiezioni dell’anima, chiude la via alla vera osservazione ovvero al di svelamento della cosa dietro al fenomeno. Solo chi impara e si adopera ad osservare senza giudicare reattivamente può arrivare a una conoscenza oggettiva.Ovvero all’essenza, ovvero allo spirito.
Il giudizio maturo nasce dal silenzio interiore. Nel cammino meditativo, uno degli esercizi fondamentali è lo sviluppo della equanimità: imparare a non reagire subito, a non saltare alle conclusioni. Questo non significa non giudicare mai, ma ritardare il giudizio finché non è illuminato da una visione più profonda. Steiner parla di un giudizio interiore, che non condanna ma comprende, perché nasce dalla compassione e dalla conoscenza.
Giudizio morale e giudizio conoscitivo
Il giudizio conoscitivo riguarda la verità: ciò che è giusto, reale, oggettivo.
Il giudizio morale riguarda il bene: come agire, come comportarsi.
Rudolf Steiner ci fa osservare che il giudizio morale evolve man mano che si sviluppa l’individualità. Non si tratta di applicare regole esterne (moralismi), ma di connettersi al proprio Io superiore, che riconosce il bene non in astratto, ma in relazione all’essere umano e al mondo. Riconosce il vero ed in base a quello agisce.
Giudicare un altro essere umano è sempre parziale Steiner invita ad una grande cautela nel giudicare gli altri ma non come dogma moralistico Noi infatti vediamo solo una parte dell’essere umano di fronte a noi: il suo corpo, i suoi gesti, i suoi errori. Ma non vediamo la sua biografia karmica, le sue lotte interiori, la sua missione. Non dice dunque “non giudicare mai”, ma: giudica solo quando sei in grado di farlo in spirito di amore, con la forza dell’oggettività, senza nulla voler per te stesso e senza condannare l’uomo ma il suo comportamento.
Potremmo dire che in Rudolf Steiner troviamo un messaggio potente: Non eliminare il giudizio, ma purificalo, ritardalo, approfondiscilo, trasformalo da reazione a comprensione e così il mondo dello spirito apparir a nella sua verità e non sarò la sfera dell’anima a proiettare le sue immagini distorte. Fare questo significherebbe allontanarci dal mondo spirituale il quele è verità ultima. Germe, nucleo creativo della realtà. Così il giudizio diventa strumento di libertà e non di errore e dominio.


