In ambito spirituale – o possiamo dire in un percorso di sviluppo interiore -, il “sentirsi offesi” può essere visto come un’esperienza che ha a che fare più con l’ego e l’identificazione con il proprio io inferiore piuttosto che con il sé spirituale.
Non si tratta di reprimere il sentimento, ma di domandarsi:
chi è che si è sentito offeso?
Perché?
Cosa è stato messo in luce che mi riguarda?
Quando ci si sente ‘offesi’, spesso è perché qualcosa in noi – una convinzione, un ruolo, un’immagine di sé – è stata toccata o messa in discussione.
In una prospettiva spirituale, questo può diventare un segnale prezioso e mostrarci dove siamo ancora attaccati,
dove ‘reagiamo’ invece di agire per amore dell’azione e dove e con cosa ci identifichiamo.
E può mostrarci se stiamo osservando con pulizia di pensiero oppure con i filtri del personaggio che interpretiamo in vita.
L’invito è prendere il ‘sentimento di offesa’ come occasione di lavoro su di sé.
Il percorso di molte vie spirituali, consiste proprio nell’osservare e trasformare queste reazioni automatiche della personalità, (del personaggio, dell’io inferiore) in consapevolezza e libertà interiore e così avvicinarsi sempre di più al sé spirituale.
La verità non è affatto un concetto soggettivo.
Altrimenti si chiamerebbe opinione.


