Sul rigore nella ricerca spirituale

Accettazione passiva, credere senza verificare, suggestione magica, deriva new age, critiche purché sia. Alcune delle trappole che possiamo incontrare quando ci incamminiamo sul sentiero della conoscenza del ‘non materiale’.
Certo che se non sappiamo qualcosa e qualcuno ce ne parla, non abbiamo altra scelta temporaneamente che credere a ciò che dice, oppure anche no, ma senza conoscenza dell’argomento, difficilmente avremo qualcosa da dire. Dunque il credere è una condizione di passaggio obbligata. Ma se il credere rimane fine a se stesso e non si adopera per giungere ad una conoscenza, non può essere la base di critiche senza sostanza o sposalizi di ideologie da autorità esterna. Chi si fermi qui rinuncia alla sua libertà interiore e rinuncia a conoscere.
Ma noi, quand’è che possiamo veramente partecipare ad una discussione, un dialogo, quand’è che ci sentiamo sicuri di dire la nostra? Quando ciò che stiamo dicendo lo abbiamo esperito, quando fa parte di noi, quando è nella nostra pelle. E quando è così, pensateci, siamo molto ma molto ma molto più credibili che quando parliamo per sentito dire da bocche di altri. Per quanto quello che diciamo possa essere straordinario. Non siamo autentici.

Per questo ogni autentica ricerca spirituale deve fondarsi su un metodo che, analogamente a quello scientifico nel campo sensibile, offra vie di ripetibilità ed esercizi che possano essere percorsi da chiunque (a patto che vi si dedichi con serietà).

Come la scienza naturale si regge sulla possibilità di ripetere un esperimento in condizioni analoghe, allo stesso modo, la scienza dello spirito si deve reggere sulla possibilità di ripetere un’esperienza interiore attraverso una disciplina adeguata.
Senza questa garanzia, i contenuti spirituali restano soggetti all’accusa di essere illusioni o proiezioni individuali.
Il primo e più indispensabile esercizio riguarda il pensiero. Se il pensiero resta confuso, vago, impreciso, non può accogliere in modo affidabile nessuna esperienza sovrasensibile.
La chiarezza logica, la capacità di seguire un concetto fino in fondo senza lasciarsi prendere da associazioni arbitrarie, l’attenzione al dettaglio e alla coerenza, costituiscono la vera base di ogni cammino conoscitivo.
Il pensiero chiaro non è un lusso intellettuale: è un’igiene interiore, un’arte di ordinare se stessi prima ancora di aprirsi al mondo spirituale.
Solo l’unione di questi aspetti permette di superare la credenza cieca e il pressappochismo magico, innalzando i temi sovrasensibili al rango di autentica conoscenza.
Non è dunque questione di difendere dei contenuti, ma di conquistare un metodo che restituisca loro dignità e serietà.
È qui che la libertà dell’uomo moderno trova un terreno saldo: non nel credere passivo, ma nel pensare e sperimentare con chiarezza e disciplina.
Rudolf Steiner non propone un “credere a”, ma un esercitare l’anima in modo che essa diventi strumento di conoscenza, così come l’occhio è strumento per la percezione sensibile.

Dice Rudolf Steiner: «Sebbene il libro si occupi di indagini non accessibili all’intelletto legato al mondo dei sensi, pure nulla vi è detto che non sia comprensibile alla RAGIONE SCEVRA da PRECONCETTI e ad un sano senso della verità di ogni persona che voglia usare le sue qualità umane.
L’autore lo dice chiaramente:
egli vorrebbe soprattutto lettori che non fossero disposti ad accettare per FEDE CIECA il contenuto del libro,
ma piuttosto tali che si sforzassero di controllarlo sulla scorta delle conoscenze della propria anima e delle esperienze della propria vita (v.nota 1).
Egli desidera soprattutto lettori prudenti che ammettano soltanto ciò che può giustificarsi LOGICAMENTE.
L’autore sa che il suo libro non varrebbe nulla, ove dovesse fondarsi soltanto sulla fede cieca;
esso vale solo nella misura in cui può giustificarsi davanti alla RAGIONE SPREGIUDICATA.
La fede cieca può con troppa facilità scambiare ciò che è stolto e superstizioso con ciò che è vero.
Alcuni che volentieri si accontentano della sola fede nel “soprasensibile” troveranno che in questo libro si esige troppo dal PENSIERO.
Ma in questa esposizione non si tratta di un’esposizione purchessia; essa deve corrispondere a ciò che risulta a un’indagine coscienziosa dei rispettivi domini della vita.
E si tratta proprio di quei domini nei quali le cose più alte confinano facilmente con la ciarlataneria sfacciata, e nei quali anche la onoscenza e la superstizione si toccano nella vita reale; dove soprattutto è così facile confonderle fra di loro.
Chiunque abbia familiarità con l’indagine soprasensibile si accorgerà, leggendo questo libro, che si è cercato di osservare bene i limiti fra ciò che può e deve venire attualmente comunicato del dominio delle conoscenze soprasensibili, e ciò che dovrà venire invece comunicato più tardi o perlomeno in forma diversa».Dicembre 1909
Rudolf Steiner
La Scienza Occulta – Prefazione preliminare alla prima edizione tedescaNota 1
Non si vuole qui alludere solamente al controllo scientifico-spirituale mediante i metodi d’indagine soprasensibile, ma anzitutto al controllo, perfettamente possibile, sulla base del sano e spregiudicato pensare umano. (Nota aggiunta alla IV edizione del 1913).

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