Nel 2019 Daniele Silvestri, Rancore e Manuel Agnelli portavano un pezzo straordinario: ‘Argento Vivo‘. Era al Festival di San Remo, il simbolo del confezionamento di pensieri main streaming.
Ascoltavo incredula un pezzo che dava voce ad un tema che in contesti come quello non c’entrava davvero nulla. Il grido simbolo di una generazione presente sì, ma anche in modi diversi, passata e probabilmente futura.
Protagonista un sedicenne in un kronos di dieci anni a seguito dei quali rabbia e disagio sono la sua unica voce. Scuola e famiglia un peso, incomprensione, incomunicabilità la costante. E farmaci per essere sedato da se stesso ed inserito in un sistema fatto in modo da piegare l’interiorità, la straordinarietà, l’unicità degli individui e renderli adeguati a regole dentro cui, dopo anni di addestramento, molti poi si votano e ne diventano a loro volta custodi, agenti ed esecutori.
Ma perché il sistema desidera creare automi che ovviamente non sanno di non essere se stessi e di non essere individui liberi?
Perché essere sé stessi significa non essere controllabili. Il sistema vive grazie all’obbedienza, al conformismo, all’adeguamento a schemi, valori sociali, regole. Il tutto che viene sostenuto da una sottile e subdola e continua manipolazione mentale.
La maggior parte dei bambini dopo questo addestramento pluriennale diventa un adulto normale adeguato e funzionante.
Il racconto di Argento Vivo è un memorandum che ci aiuta ed avere sempre presente che sofferenza e disagio vivono nelle anime dei nostri ragazzi. E non solo, anche in quelle nostre.


