Pedagogia Curativa

La vita, nascere sulla terra, è una scelta. Non un caso.

Nel 1924 Rudolf Steiner, tenne un ciclo di conferenze, in cui creò le basi della pedagogia curativa e della socioterapia antroposofica.
Steiner parlò di BAMBINI CHE HANNO BISOGNO DI CURE DELL’ANIMA“.

Veniamo al mondo non per caso, non perché mamma e papà hanno deciso di “fare un bambino”.
LA VITA E’ UNA SCELTA.
Ogni essere umano che vediamo intorno a noi, è in realtà un un Nucleo Spirituale che vuole manifestarsi e per farlo abita un corpo….che sceglie.
Ciò significa che quando incontriamo chiunque, siamo di fronte ad un Nucleo Spirituale, una Entità senza tempo e senza spazio che, da un luogo pre-corporeo senza tempo e senza spazio ha scelto di venire a fare esperienza evolutiva in un luogo corporeo e tendenzialmente, perché nello specifico di ciascun individuo non abbiamo alcuna certezza di questo, ma tendenzialmente voleva vivere una vita esattamente nelle esperienze dell’individuo che abbiamo di fronte.
Ciò significa, che quando incontriamo bambini con difficoltà siamo di fronte ad esseri spirituali che, per incarnarsi si sono scelti le difficoltà che presenta il corpo nel quale abitano, con tutte le conseguenze del caso. E ciò significa che quel corpo e quella vita in quel corpo ha per loro un significato di Destino o di Karma che, in quanto tali sono per definizione sempre evolutivi per gli Esseri Spirituali che li hanno scelti.

Ingrandire l’angolo della prospettiva

Questa riflessione ingrandisce enormemente l’angolo della nostra prospettiva di osservazione della vita che passa da quel piccolo spazio-tempo rappresentato dalla vita tra nascita e morte e lo avvicina a quell’enorme, potremmo dire eterno luogo senza spazio e senza tempo degli avvenimenti tra la morte e la nuova nascita e ci fa comprendere come anche il tema del discostamento da ciò che consideriamo normale (disabilità, difficoltà di apprendimento, di integrazione etc etc), assuma contorni, forme, aspetti assolutamente nuovi.
Se la vita è una scelta, allora anche le “forme” che in essa prenderemo, saranno legate a quella scelta. E dunque tutte le forme di diversa abilità o di scontro, contrasto con il proprio corpo sono la scelta di una individualità che per la sua evoluzione vuole misurarsi con questo genere di ostacoli.

BAMBINI CHE HANNO BISOGNO DI CURE DELL’ANIMA

Corpo ed anima non sono scollegati. Se sta male uno, sta male l’altro. Prendersi cura dell’anima significa anche prendersi cura del corpo e viceversa.

La Pedagogia Curativa cura anima e corpo. Non esiste alcun malato.
Pedagogia curativa significa accompagnare un altro essere umano alla sua incalcolabile destinazione.
La pedagogia “curativa” dunque accade ovunque e con chiunque. La Pedagogia in se, come diceva Steiner è cura, è salute. La Pedagogia Curativa è un ulteriore passo avanti rispetto al filone della Pedagogia. E questo passo in avanti deriva dal fatto che lo sguardo del pedagogista curativo parte necessariamente da ciò che accade prima e dopo l’incarnazione sulla Terra.
Karl Koenig diceva che “pedagogia curativa è il nostro sguardo”. Intendendo con questo che più il nostro sguardo riesce ad abbracciare una prospettiva sempre più ampia, fino al prenatale-postmortem, e più potremo essere di aiuto a quelle individualità che incontriamo sul nostro cammino e che desiderano essere accompagnate alla loro incalcolabile destinazione.

Quale è il destino dei bambini dei quali ci stiamo occupando?

Tutti noi, con le gerarchie abbiamo compiuto delle scelte prima di nascere. Scelte, progetti, programmi, obiettivi che poi diventeranno il filo rosso sul quale si svolgeranno tutti gli eventi, anche quelli più “insignificanti” della nostra vita.
Occuparsi di pedagogia, curativa o meno, significa avere a che fare con un enigma di destino. Sapere di trovarsi di fronte un essere spirituale che quella vita l’ha scelta. E con essa ha scelto anche di incontrare noi e noi di incontrare lui.
Cambiano o no le cose viste in questo modo?
L’orizzonte delle vostre azioni, non diventa improvvisamente molto più sacro? Non percepite una enorme responsabilità nei vostri e nei confronti di chi orbita nella vostra ellittica?

Ciò che, quando ci rivolgiamo a noi stessi, chiamiamo IO è dunque un Nucleo Spirituale che va ad abitare un corpo che ha scelto. In questo corpo faremo esperienze in ogni istante della vita e di quelle esperienze riusciremo ad elaborare e trattenere solo una parte che riporteremo nel luogo dal quale veniamo e li’ le doneremo ad entità elevatissime che ne faranno tesoro anche per la loro ulteriore evoluzione.

Ogni volta che facciamo un’esperienza, essa diventa parte del corpo e diventa una facoltà. Per esempio se stiamo imparando a suonare uno strumento, all’inizio saremo goffi e non ci apparterrà nessuno dei gesti che facciamo, ma pian piano il lavoro inizierà ad aggiungersi e mescolarsi con le capacità che già abbiamo sviluppato trasformandosi in una nuova facoltà grazie alla quale suoneremo senza più nessuna fatica.
Imparare, è dunque far diventare una azione, una esperienza nuova, una facoltà del corpo.
Ma quando incontriamo un bambino con una difficoltà del corpo i suoi ostacoli fisici, lo mettono davanti ad una esperienza differente da quella che avrebbe potuto sperimentare con un corpo fisico con caratteristiche “ordinarie”. Pertanto vedremo che, rispetto ai “nostri parametri” quell’individuo farà fatica ad agganciare le “nostre aspettative”.

La domanda che mi faccio sempre a questo punto è se le nostre aspettative siano per lui interessanti…

Ma chi le ha queste risposte…
Attenzione al filone del “qualcuno è meglio di qualcun altro” che spesso vive negli ambiti della cura. La trovo una forma di snobismo, egocentrismo, sottolineatura delle differenze e dunque in estrema sintesi di divisione, separazione.
Come insegnavano i Romani: divide et impera. Qualunque forma di divisione concede potere a qualcuno.

Le nostre vite, le azioni sono legate ad un destino. Per destino non intendiamo fato, ma come suggerisce la stessa parola, destinazione, approdo. Luogo ove arrivare grazie ad un progetto, fatto prima ovviamente.
Ogni giorno ci relazioniamo con QUALCOSA CHE NON SI VEDE ma spesso
ci riferiamo solo a ciò che si vede e li cerchiamo sia il problema che le soluzioni. Questo è l’approccio materialista.
In realtà esistono due piani, quello delle evidenze e quello del senso.
Il piano del senso è quello che ci fa dire: cosa si cela dietro a ciò che è accaduto? che senso ha questo evento?
Questa domanda di senso vale per ogni cosa che la vita ci porta incontro e dunque non ha meno valore peri bambini in difficoltà.
Di fronte o dietro alle difficoltà di un bambino, più o meno complesse, c’è sempre un invito, un messaggio, una opportunità evolutiva per tutti, dal bambino agli adulti di riferimento.
L’opportunità di fare un lavoro interiore di autoeducazione a fini evolutivi per noi stessi e per il Cosmo.
Un lavoro che cercheremo di svolgere con lo studio, la conoscenza, il confronto, l’esperienza, l’apertura al mondo.
da noi al mondo e dal mondo verso di noi. Potremmo dire Punto-Cerchio.

Nella prima prima conferenza del Corso di Pedagogia Curativa, Rudolf Steiner dice che spesso gli educatori tendono ad identificare il bambino col “sintomo” ovvero con ciò che di lui appare più evidente: comportamenti, dinamiche, caratteristiche immediatamente visibili.
Rudolf Steiner chiama questi sintomi con l’espressione “vita animica secondaria” ed aggiunge che al il pedagogista, questi “sintomi” non interessano.

Ciò che deve fare un pedagogista, un educatore, un genitore è relazionarsi con l’essenza più sacra del bambino e non con le sue manifestazioni comportamentali.
Solo questo ci mette in relazione col “senso”.

La pedagogia curativa allora si relaziona col prenatale per aiutare il Nucleo Spirituale ad abitare il corpo nel modo migliore per giungere alla sua incalcolabile destinazione. I bambini che non riescono ad abitare il loro corpo fanno sicuramente tanta fatica a relazionarsi col mondo, ma non possiamo sapere se da un’altra parte la strada per loro sia più in discesa ore chi è apparentemente “nella norma”…
Il pedagogista curativo per quel che gli è concesso, aiuta altri esseri umani a compiere la loro biografia nonostante le difficoltà.
Cosa vuol dire compiere una biografia? Vuol dire compiere il proprio progetto incannatorio pre-natale.
E la nostra?
NON LASCIAMOLA IN UN CASSETTO…