Il concetto di “autorità”

Per il secondo settennio Steiner sottolinea che nei confronti del bambino è importante esercitare un’amorevole autorità. 
Ma cosa intende per autorità? Non certo il concetto comune di esercizio di potere quanto piuttosto l’intenzione di lasciar libero il bambino di seguire l’adulto. Cioè a dire che l’autorità è liberamente riconosciuta dal bambino così che tra il bambino e l’educatore nasca un legame dove il bambino guarda all’adulto con un sentimento difiducia.

Per il primo settennio, invece, Steiner non contempla neanche questo. Rudolf Steiner diceva: “L’educazione non può che portare ad esiti infausti”, ciò che si intende infatti nel senso comune con il concetto di educazione è sbagliato.

Nel primo settennio l’autorità non svolge alcuna azione educativa. Esercitare autorità nel primo settennio serve solo a coprire i propri errori. Se facciamo cose giuste con il bambino non abbiamo bisogno di usare alcuna autorità. Possiamo accorgerci che stiamo sbagliando quando vediamo che tendiamo ad esercitare potere suibambini.

Noi europei siamo ancora in cammino nella relazione con il bambino, abbiamo da afre tanta strada. Steinersuggerisce delle linee future. 

Tradizionalmente l’educazione tende a fissare limiti. Bisogna sapere che imporre dei limiti non ha niente a che fare con l’educazione. Quando cerchiamo di dare forma al bambino dall’esterno non stiamo facendo educazione.

E’ necessario essere coscienti di questo ed allo stato attuale molti “educatori” sono seriamente convinti che sia necessario esercitare un potere ed anche una violenza per relazionarsi con i bambini. È il nostro limite evolutivo attuale perché siamo ancora analfabeti sul tema educativo. E’ necessario dunque imparare adistinguere l’attività pedagogica (guida al bambino) dall’esercizio del potere.

Steiner indica delle massime da portare sempre dentro di sé e su cui meditare continuamente:

  1. accogliere il bambino in uno stato di devozione
  2. accompagnare il bambino con amore
  3. lasciargli fare la sua strada nella libertà

Queste tre attitudini, questi tre atteggiamenti interiori, valgono dall’infanzia fino all’età della maturità ed hanno un valore globale. Non si tratta di comportamenti esteriori ma di un atteggiamento interiore, un vissuto. È necessario lavorare dentro di noi senza sosta per raggiungerli.

In pratica quello che facciamo è superfluo. In realtà il bambino non può essere “educato” perché è egli stesso che educa sé stesso. Noi siamo un tramite. Questo può avvenire solo se noi educatori siamo in grado di far vivere dentro di noi quegli atteggiamenti interiori appena elencati.

Possiamo maturare questi atteggiamenti solo se aspiriamo, aneliamo veramente ad essi. L’anelito è la  dedizione che nasce dal cuore. Seguendo questo atteggiamento non facciamo né faremo errori; permettiamoci tuttavia la possibilità di sbagliare, in questo modo accoglieremo anche l’errore del bambino.