La festa dei “morti”

La festa dei “morti” deriva da diverse direzioni: dalla pagana festa del capodanno celtico nasce la prima festa, vicina all’equinozio, che celebra la maggior vicinanza del mondo spirituale a quello terreno proprio in quei giorni. Da ciò nasce il culto dei Santi nel primo cristianesimo, che rimase fino a noi come festa di “Ognissanti“, preceduta il giorno prima dalla celebrazione degli altri morti, diciamo non santi, quindi ecco dove iniziano i cosiddetti “morti”.
Essi in tale momento sono più vicini del solito a noi… Nella “Legenda aurea” di J.Da Varagine ci sono molte leggende antiche, anche macabre, sui santi ed i morti.
È il momento di equilibrio tra la luce e la tenebra, seguente al periodo di S. Michele, con le sue meteore che sconfiggono la materia e riportano la vita verso lo spirito

La forza del calore/vita si ritira dal mondo materiale tornando allo spirito e così contemporaneamente la nostra coscienza superiore si ridesta dal torpore estivo ed aumenta la nostra consapevolezza e svegliezza di pensiero.

Le forze da fuori tornano nell’interiorità…

Si, può essere che siamo più sonnolenti all’inizio, quello è l’effetto del passaggio stagionale.

Ma è un effetto fisico/psichico.

Invece quello di cui parlo si vede dal fatto che diventiamo più riflessivi ed attenti, la mente si sofferma di più in sé stessa (ciò può anche stimolare i sogni ed un sonno migliore).

Ci chiudiamo di più nell’interiorità, questo è stimolato anche dal freddo che aumenta.

Da questo momento inizia un percorso che conduce fino al Natale…il Natale rappresenta cosmicamente la rinascita dello Spirito nel grembo dell’anima cosciente e tale passaggio inizia proprio al periodo dei “morti” nel quale già anticamente e accendevano fuochi e costruivano lanterne per portare una luce più intima, come un seme deposto nel cuore della terra, dentro casa, cioè nell’anima, affinché nel momento più buio dell’anno si ridestasse… l’essere umano risorge nel momento più buio.

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