Il valore delle esperienze

Osserviamo che gli ostacoli in questo momento storico sono tanti, sempre di più, agguerriti e tenaci, spietati e potenti. Le armi, gli strumenti, le possibilità che si sono architettati gli ostacolatori, sono sempre più affascinanti e difficilmente eludibili. A volte si ha l’impressione di essere sotto assedio. Senza scampo. Senza via di uscita. Eppure, rimaniamo certi che una via di uscita ci sia…

La sofferenza è un male, si dice“, Usciamo da questo dogma 

Nella storia dell’evoluzione ogni cosa ha il suo opposto. La gioia e la mestizia, la noncuranza e l’amore, il freddo ed il calore…. Ma gli opposti sono le facce di una stessa medaglia, non sono separati. Gli opposti sono l’Uno. Ricomporre in noi il valore ed il bagaglio donato dagli opposti ci porta a ricomporre il senso unitario della nostra vita
Questo progetto pedagogico nasce da un “opposto indesiderabile”. La sofferenza opposta al piacere, alla gioia, alla serenità. 

Innanzi tutto usiamo una parola diversa, E diciamo che la sofferenza è tanto per cominciare una esperienza.
Ogni esperienza porta al suo destinatario un messaggio.  
Veniamo spesso da, o possiamo raccontare, esperienze più o meno rilevanti dove le cose sono accadute proprio all’opposto o comunque molto diversamente da come le avremmo volute vivere. Avevamo fatto una scelta magari proprio per non vivere quello che invece abbiamo vissuto o arriva esattamente ciò che non volevamo arrivasse. Ed allora veniamo presi da panico, rabbia, smarrimento, depressione. E se invece provassimo a domandarci il senso di quanto ci è capitato?

Come uscire da situazioni “pesanti”? Lavorandoci per arrivare a conquistare il valore delle esperienze

Le esperienze si possono vivere come caduteci addosso. Ospiti indesiderati che vengono ad intralciare i nostri piani ed i nostri progetti.   
Oppure si possono vivere proattivamente, Scorgere in esse un amico che ci desta e ci aiuta a conquistare la consapevolezza che lo scopo di tutto ciò che accade è sempre farci evolvere, crescere, farci vedere ed eventualmente cambiare i nostri approcci alle cose, farci uscire dai nostri condizionamenti, dagli automatismi, dal sonno ipnotico ed etero-indotto che ci accompagna da quando siamo nati.
Il senso è prendere in mano ogni istante della nostra vita con piena e libera possibilità di intervento, di azione, nei nostri spazi. 

ogni esperienza non va etichettata in alcun modo.

Accogliamo ogni esperienza e viviamola per intero e con totale presenza, ascolto, curiosità ed interesse. Diventiamo consapevoli di quanto ci giunge.
Sarà questo approccio che porterà un salto evolutivo coscienziale e padronanza di azione verso la nostra destinazione di vita. In questo contesto possiamo parlare di LIBERO ARBITRIO.

Ciò che accade durante il nostro cammino sulla strada della vita, che è sempre d’oro, è funzionale ad una apertura di occhi, una elevazione continua del nostro livello di coscienza.
Nasciamo con un certo livello di coscienza che ci da accesso a certe esperienze ma è indispensabile che questo livello venga innalzato ogni giorno affinché ogni giorno sia portatore di nuovi impulsi evolutivi cosicché quando lasceremo il corpo il livello coscienziale si sia spostato più su rispetto quando siamo nati. 
Questo è il senso del vivere. Solo gli animali non evolvono il loro stato coscienziale e noi, non siamo animali. Noi siamo Uomini. Potete immaginare che la vita di un uomo proceda con lo stesso identico grado di coscienza dal primo vagito all’ultimo respiro? Questo è il “triste destino” degli animali. Ma noi siamo Uomini, non animali.

Delusioni, momenti critici, cadute, sono amici che hanno l’intento di tenerci desti, di non indurci a pensare che siamo arrivati e finalmente possiamo adagiarci e mettere i remi in barca. Metetre i remi in barca significa uscire dal viaggio. Adagiarci sugli allori di conquiste già archiviate fermerebbe il nostro incedere sulla strada maestra del nostro destino.
Nessuno di noi la imbocca appena nato. Va conquistata. È pieno di ostacolatori che fanno di tutto per impedircelo, ma se non ci fossero le prove che ci mettono davanti, non saremmo esseri liberi.
Libertà significa possibilità di fronte agli eventi di esercitare un sano pensare ed un chiaro discernimento scevro da qualsivoglia tipo di condizionamento,
Ogni prova, ogni esperienza ha esattamente questo valore. Allenare e far crescere la nostra capacità di discernimento per far salire sempre di più il nostro grado di libertà.

Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. 
Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire
Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. 
Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. 
La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza.

Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. 
Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. 
La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.
C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. 
Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. 
o lo chiamo amore
La felicità è amore, nient’altro. 
Felice è chi sa amare. 
Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. 
Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. 
L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare
.”
Hernan Hesse

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