Il “corso” di Pedagogia Curativa

La vita è una scelta, non un caso.
Veniamo al mondo per nostra scelta non perché mamma e papà hanno deciso di “fare un bambino”. Ogni essere umano è in realtà un un Nucleo Spirituale che per manifestarsi abita un corpo….che sceglie. Ciò significa che quando incontriamo chiunque, siamo di fronte ad un Nucleo Spirituale che voleva essere esattamente la persona che abbiamo di fronte e ciò significa, a maggior ragione, che quando incontriamo bambini con difficoltà siamo di fronte a esseri che si sono scelti un corpo che quotidianamente li avrebbe portati, e li mette dunque in difficoltà. Questa riflessione oltre ad allargare la nostra prospettiva di osservazione dalla vita tra nascita e morte anche quella tra morte e nuova nascita, ci fa comprendere come tutto il tema della disabilità assuma contorni molto diversi da ciò a cui siamo abituati.
La disabilità come scelta di individualità così forti da decidere, prima di nascere, di misurarsi con ostacoli di questo genere.
Quale è il destino dei bambini dei quali ci stiamo occupando? Questa domanda fu fatta da tre giovani pedagogisti al Dottor Steiner.
Occuparsi di pedagogia curativa significa allora avere a che fare con una domanda di destino. Non solo del bambino che ci viene incontro ma anche degli educatori che vanno incontro al bambino. Una domanda di “senso”.

Ciò che chiamiamo IO è un Nucleo spirituale che va ad abitare un corpo che ha scelto. In questo corpo faremo esperienze in ogni istante della vita e di quelle esperienze tratterremo solo una parte. Ogni volta che facciamo una esperienza, questa esperienza diventa parte del corpo, diventa una facoltà. Pensiamo se stiamo imparando a suonare uno strumento, all’inizio non ci appartiene nulla, ma pian piano il lavoro che facciamo si mescola con noi e diventa una facoltà ed ad un dato momento, si suona e senza più nessuna fatica.
Imparare, è dunque un diventare facoltà del corpo.
Ma quando incontriamo un bambino con una difficoltà del corpo egli faticherà a trasformare una azione in una facoltà. Un pedagogista curativo aiuta il corpo e così facendo aiuta l’anima a fare esperienze. Che poi si trasformino in facoltà del corpo non è affatto prioritario.

Nel 1924 Rudolf Steiner, tenne un ciclo di conferenze, in cui creò le basi della pedagogia curativa e della socioterapia antroposofica.
La pedagogia curativa ha a che fare con il COME ABITARE il corpo scelto ma anche con la quotidianità. Essa crea uno spazio sociale in cui nessuno si venga a sentire rimandato indietro come accade con il suo corpo.
Steiner parlò di BAMBINI CHE HANNO BISOGNO DI CURE DELL’ANIMA“.
Ci sono delle Individualità, che prima di nascere hanno scelto un corpo portatore di ostacoli. Corpo ed anima non sono scollegati. Sta male uno, sta male l’altro. Prendersi cura dell’anima significa anche prendersi cura del corpo e viceversa.

La Pedagogia Curativa cura anima e corpo. Non esiste alcun malato.
Cosa significa allora che la pedagogia é curativa?
Significa solo accompagnare un altro essere umano, riconoscerlo e prendesene CURA.
La pedagogia curativa dunque accade ovunque; essa è l’Ambiente e l’ambiente lo portiamo noi.
Karl Koenig diceva che “pedagogia curativa è il nostro sguardo”. ciò significa che
l’ATTENZIONE E’ CURA: io ti riconosco, tu sei UNICO PER ME.
Questo è molto molto, molto importante e questo va bene per tutti ed a tutte le età..

Il senso della Pedagogia Curativa

Nonostante tutte le nostre cure, nonostante tutti gli sforzi e le nostre attenzioni può tuttavia accadere che dei bambini non arriveranno a mai a conquistare delle facoltà. Può accadere. Può accadere che imparino tantissime altre cose ma non acquisiscano una specifica facoltà. 
Bene. Non importa; il senso ultimo della nostra esperienza non è riuscire a tirare fuori delle facoltà ma l’esperire. Vale la pena far fare ai bambini la più grande esperienza anche se risultati sperati non ve ne saranno perché avranno fatto mille altre esperienze importantissime.  

Nasce così una domanda:
le azioni che porto nel mondo sono collegate allora anche a me? Cioè le nostre azioni sono legate ad un tema che possiamo dire, destino?
Ogni giorno ci relazioniamo con QUALCOSA CHE NON SI VEDE ma spesso non lo sappiamo.
Ci riferiamo normalmente e con senso di ovvietà solo a ciò che si vede, a ciò che ci viene incontro e cerchiamo li il problema e li le soluzioni. In realtà ci sono due piani, quello dei risultati che ci chiede la vita materiale ed il piano del senso.
Il piano del senso ci dice: cosa si cela dietro a ciò che accade o che facciamo? Questo vale anche con i bambini e con i bambini in difficoltà. Di fronte o dietro alle dinamiche che portano i bambini con più o meno difficoltà, c’è sempre un invito, un messaggio di cambiamento per l’adulto o gli adulti di riferimento (ma questo vale per ogni ambito non solo quello della pedagogia curativa).
In pedagogia curativa dunque, come in tutti gli ambiti, se lo vogliamo, abbiamo la possibilità di fare un grande lavoro interiore.  E questo lo facciamo con lo studio, con l’apprendimento, con la conoscenza e parallelamente con l’apertura al mondo.
E’ il simbolismo punto-cerchio. Dobbiamo maturare le forze dentro di noi e poi portarle nel sociale.

Nella prima prima conferenza del Corso di Pedagogia Curativa Rudolf Steiner si espresse dicendo che spesso gli educatori tendono ad identificare il bambino col “sintomo” ovvero con ciò che di lui appare più evidente: i suoi comportamenti, le sue dinamiche, le sue caratteristiche immediate. Ciò che invece dobbiamo fare è relazionarci con il bambino e farlo con sua essenza più sacra e non con le sue manifestazioni comportamentali.
Solo questo ci mette in relazione col senso delle cose, per lui e per noi tutti. Dobbiamo portare attenzione e presenza nel nostro agire col bambino per incontrare il suo ed il nostro Nucleo Spirituale come parti di una stessa cordata ove chi sta più avanti (e non si sa davvero chi sia) aiuta a salire chi sta più indietro. l’attenzione, la presenza va portata totalmente anche verso se stessi, nelle nostre azioni, nella nostra quotidianità. momento per momento, senza sosta. In questo modo essa diverrà cura per noi. Donerà una forza decisiva nella realizzazione della nostra biografia,
Portare attenzione presenza in ogni istante del nostro vivere significa varcare la soglia che ci fa riconoscere il divino che c’è in noi ed intorno. Varcare questa soglia ci lascerà vedere sempre più chiaramente chi siamo, dove stiamo andando e se stiamo andando verso il “luogo giusto”..
Presenza ed attenzione curano noi e curano gli altri e vanno coltivate senza soluzione di continuità.  

I bambini che non riescono ad abitare il loro corpo fanno tanta fatica ad relazionarsi col mondo…
Il pedagogista curativo aiuta altri esseri umani a compiere la loro biografia nonostante le difficoltà. Li aiuta a compiere la loro biografia.
Cosa vuol dire compiere una biografia? Vuol dire compiere il proprio progetto incannatorio pre-natale.
E la nostra?
NON LASCIAMOLA IN UN CASSETTO…

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