Imparare ad osservare

LO SGUARDO – LA SUA EDUCAZIONE

Identificare l’immagine dell’uomo a partire dai 4 elementi ci permette di comprendere come un “Nucleo Spirituale”va ad abitare una corporeità.  

Per fare questo osserviamo sia la relazione educatore-bambino che quella tra colleghi o tra persone poiché nessuno è solo ma si vive, lavora ed interagisce in una dimensione sociale che è imprescindibile. 

Come è possibile imparare ad osservare? 
Avvicinandosi all’altro o a maggior ragione al bambino con uno sguardo che non afferra e non respinge.  
Uno sguardo che non afferra e non respinge, è uno sguardo che riconosce ed uno sguardo che riconosce non si non si impara si ha già dentro di se, solo che va educato cioè aiutato a venire fuori, risvegliato. 
Educare non significa ammaestrare, ma risvegliare qualcosa che già si possiede e per far questo è necessario un cammino più o meno lungo, ma non avverrà solo perché lo desideriamo. Occorre fatica.  
Grande lavoro su se stessi. 
Disse il dottor Steiner durante l’inaugurazione della prima scuola Waldorf di Stoccarda:

come Educatori abbiamo bisogno di un Risveglio Interiore per riconoscere il bambino nella sua interezza ed arrivare così ad una relazione profonda con lui

RI-CONOSCERE

Il bambino ha il diritto ad essere riconosciuto per ciò che è, 
per la sua essenza e non incasellato in una immagine nata da un giudizio o peggio ancora pregiudizio che di lui ci è arrivato o per una certificazione medica o per un nostro copione emozionale. 
Eventualmente la certificazione può essere utile perché indica una fenomenologia ma non avrà nulla a che fare con l’Essenza del bambino che sta di fronte a noi.  

Steiner da giovane si trovò a lavorare con un bambino idrocefalo, Otto Speck. Bambino descrittogli come pallido, poco reattivo, sonnolento e varie altre etichette. Steiner nei suoi diari scriveva che per riuscire a lavorare con Otto per 10 minuti doveva prepararsi per ore, e farlo tutti i giorni. 
E questo fu necessario per arrivare a riconoscerlo, e creare con lui una relazione, in un processo di fiducia. 

Riconoscere significa partire da dove un bambino si trova e non dove noi vorremmo fosse o arrivasse.

Questo processo di riconoscimento è estremamente concreto. 
Possiamo domandarci: dove inizia il mio lavorare con lui?
Inizia nella vita reale. Lavorare con i bambini significa immergersi nel fare ed addirittura spesso lavorare a partire dalla corporeità perché sarà lei a dirci molto insieme con l’esperienza dinamica che faremo col bambino. 
Le teorie allora prenderanno vita e si manifesteranno nel reale che ne sarà la loro conferma, il loro ampliamento, la loro modifica. Tutto il lavoro che andremo a fare con i bambini come: aiutarli a sviluppare attenzione, concentrazione, memoria – partirà dal corpo. 
Il bambino abita un corpo. 

Nel 1916 Steiner pubblica “Enigmi dell’anima” , un testo dove elabora ed esamina, per la prima volta, il tema delle possibilità dell’uomo non solo di pensare e di sentire ma anche entrare in un gesto di volontà, trasformare la realtà ,dopo il pensare ed il sentire e poter entrare nel fare. Dopo questo testo, l’Antroposofia che lui stesso aveva diffuso in maniera ristretta, nel giro di pochi anni si apre e si manifesta in diversi e numerosi ambiti della realtà. Per citare qualcosa:

1917 porta la Triarticolazione Sociale
1920 porta il Primo Corso per Medici 
1923 rifonda la Società Antroposofia
1924 porta il Corso di Pedagogia Curativa

Da quel momento storico si apre per l’Antroposofia la possibilità di muoversi in ambiti di applicazione pratica:
pedagogia e scuole, pedagogia curativa, tripartizione sociale, medicina, alimentazione, agricoltura, architetturae così via. 

Steiner decide di portare a manifestazione l’altra faccia della medaglia dell’Antroposofia. L’ambito della dottrina meditativa che guarda e si muove nel processo di escarnazione da un lato e l’ambito della dottrina meditativa che guarda e si muove sul un piano sociale dall’altro. Un piano dentro la realtà della manifestazione. Le due facce della stessa medaglia, così rendendo chiaro che occuparsi di Antroposofia non vuol dire rifugiarsi nella stanza di una casetta sperduta sulla cima di una montagna. 
Questo va ben compreso. 

Oggi assistiamo al fatto che anche il grande contributo delle neuroscienze è riferito alla corporeità  
Nel libro l’Errore di Cartesio, l’autore Antonio d’Amasio, neuro scienziato dice che è un errore il concetto del “penso dunque sono” . In realtà dovrebbe essere: “penso, il mio pensiero è collegato ad un corpo e come tale, io sono”. Io sono nella mia totalità e la totalità implica la presenza e la relazione con il proprio corpo e con cio che dietro di esso sta. 

Lavorare con i bambini in ambiti di pedagogia curativa e con adulti in ambiti di socioterapia, fa diventare la teoria viva e lo fa perché parte dall’esperienza

L’ESPERIENZA

Partire da una esperienza, da una concretezza cercando di accompagnare il nucleo spiritualeche sta dietro al bambino a collegarsi al suo corpo è qualcosa che il pedagogista non “fa” ma accompagna. E per fare questo deve “vedere”.

LO SGUARDO 

Ci saranno aspetti del bambino che potremo concretamente vedere e ci saranno aspetti che invece ci dovremo allenare a vedere perché lo sguardo nell’immediato vede solo il dato quantitativo mentre la relazione deve essere qualitativa. Per fare questo è necessario modificare il proprio sguardo. Dice Steiner: 

“Il nostro giusto compito come educatori è quello di rimuovere gli ostacoli. Ogni bambino di qualsiasi età porta qualcosa di nuovo nel mondo ed è nostro compito come educatori rimuovere gli ostacoli fisici e psichici dal suo cammino. Rimuovere gli ostacoli perché il suo Spirito possa entrare nel mondo in piena libertà.” 

Ma perché questo accada, il cammino del bambino deve essere riconosciuto.
Se incontriamo un bambino che non sa fare un riassunto in V elementare, non potremo avere di fronte a noi solo la ricerca della soluzione di quello specifico problema. Il “problema specifico” sarà per noi una porta di ingresso per entrare a vedere dove il bambino si trova, a che punto sta nel suo processo di incarnazione. E’ con questo approccio, che probabilmente troveremo anche il modo di riuscire a fare il riassunto, ma l’obiettivo non potrà essere fare il riassunto. Perché questa è pura materialità e si perde il Nucleo Spirituale del bambino.  L’obiettivo è scovare chi c’è dietro al bambino, aiutarlo a manifestarsi e mantenere il collegamento con il suo processo incarnatorio. 

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